|
Che cos’è la depressione post-partum.
Quando la depressione colpisce la neo-mamma: quali sono i sintomi e come fare per prevenirla.
E'stato il primo parto, è andato tutto bene, il bimbo è in piena salute... eppure
la mamma è triste, ogni evento anche banale la inquieta e la fa piangere,
si sente in colpa per questo, ma non osa confidarsi. Questa situazione
contrasta con l’idea comune della maternità come evento positivo,
in cui la madre è felice per definizione ed in questo stato trova
la forza per reagire.
In realtà, ascoltando una puerpera si scopre
immediatamente che sentimenti e stati d’animo che vive non sono assolutamente
identificabili in questi luoghi comuni ed anzi, il rapportarsi ad
essi, crea inevitabili stati di smarrimento e di autocolpevolizzazione
per non essere all’altezza del ruolo. Quando nasce un bambino, nasce
anche una madre, che necessita di sostegno e di contenimento affettivo
allo stesso modo del piccolo che ha generato. La maternità è sicuramente
uno dei più radicali cambiamenti di ruolo che possa vivere una donna,
ma la presa di coscienza intorno a questo problema è piuttosto scarsa
e l’interesse al periodo del post-partum si concentra intorno ai consigli
per accudire il neonato o all’allattamento, piuttosto che agli aspetti
relazionali della diade madre - figlio e alle emozioni ed ai sentimenti
della neomamma.
Dai primi giorni dopo il parto fino a oltre i 12 mesi
di distanza, si collocano tre livelli di depressione, differenti per
tipologie e gravità della sintomatologia manifestata.
- "baby blues"
o "post-partum blues": definito anche "lacrime da latte", ha un’incidenza
che supera il 70% e si manifesta nei giorni successivi al parto per
risolversi normalmente entro le prime due settimane grazie al sostegno
dei familiari. La donna, estremamente sensibile, presenta scoppi improvvisi
di pianto, irritabilità, tristezza, sfiducia e ansia: questi sintomi
sono probabilmente correlati con i cambiamenti ormonali del parto.
- depressione post-partum: ha un’incidenza del 20-25%; sono più a
rischio le mamme adolescenti, che non hanno ancora raggiunto un livello
di maturità psichica sufficiente a sostenere l’evento, e le ragazze-madri,
non tanto per la paura del "giudizio" morale della società, ma perché
non possono contare sul supporto del partner e/o non hanno una sufficiente
autonomia economica. All’origine c’è quasi sempre un mix delle due
componenti psichiche e biologiche dell’essere umano a cui va aggiunto
un terzo fattore: il contesto ambientale/familiare; incidono poi situazioni
più gravi, come i disturbi della personalità e l’abuso di alcol e
droghe. Il neopapà ha un ruolo importante durante e, soprattutto,
dopo la gravidanza. La mancanza di capacità del partner di condividere
la responsabilità di un figlio, di essere partecipe fisicamente e
psicologicamente mina pesantemente la serenità della donna. Altrettanto
importante è la stabilità psico-affettiva della coppia. In positivo,
un marito o un compagno affettuoso e presente possono aiutare moltissimo
la neomamma a superare anche la malinconia dopo il parto. I sintomi
tipici sono perdita o aumento eccessivo di appetito, difficoltà a
prendere sonno oppure a rimanere sveglie, stanchezza e disinteresse
per le attività quotidiane, incapacità di prendere decisioni, difficoltà
di concentrazione e di memoria, assoluta indifferenza o preoccupazioni
ingiustificate nei confronti del neonato, crisi di pianto incontrollabili.
Possono, inoltre, comparire forti cefalee, palpitazioni e attacchi
di panico.
- Psicosi puerperale: ha, fortunatamente un’incidenza
molto bassa, 0.1-0.2% e si caratterizza per la presenza di sintomi
psicotici quali distorsioni della realtà, manie, ossessioni, disorientamento;
si assiste alla presenza di pulsioni infanticide, anche se è molto
rara la messa in pratica. In tal caso il rischio di suicidio a due
è maggiore. Si manifesta a brevissima distanza dal parto, comunemente
entro 72 ore, ma può emergere anche più tardi e comunque entro il
primo mese.
Per queste ultime due tipologie è importante ma non sufficiente
il sostegno familiare: occorre rivolgersi agli specialisti per un
trattamento psicoterapeutico e/o farmacologico.
Per prevenire questo
disturbo, come già sottolineato prima, è molto importante il supporto
affettivo ma anche pratico nella riorganizzazione delle attività quotidiane
da parte del partner e della famiglia. In secondo luogo è utile confrontarsi
con altre neo-mamme per condividere ansie e preoccupazioni e così
rendersi conto della normalità dei propri vissuti. Infine, visto che
soprattutto nei primi mesi di vita si può correre il rischio di passare
le giornate in casa con il bambino, è importante non isolarsi, ma
uscire e incontrare gente.
Hai delle curiosità, dei dubbi inerenti
la psicologia? Non hai trovato l'articolo che risponde alle tue domande?
Allora cosa aspetti? Scrivi e sottoponi il tuo quesito a info@cliccapsicologo.it!
La prossima pillola di psicologia potrebbe nascere proprio dalla tua
domanda!
|