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Ci sono emozioni buone ed emozioni cattive?
Proviamo a capire quale significato e quale funzione hanno le emozioni nella vita di tutti i giorni.
C’è una tendenza a suddividere le emozioni in due grandi gruppi: quelle "buone" come la felicità, l’allegria che vanno ricercate a tutti i costi e quelle "cattive" come la rabbia, la tristezza, il dolore che devono essere evitate con ogni mezzo. È vero – ed è naturale che sia così – che nella nostra vita cerchiamo di essere felici e di provare sensazioni piacevoli così come utilizziamo strategie per non stare male, ma che cosa sono realmente le emozioni? Qual è la loro funzione? Sono utili anche le emozioni negative?
Un’emozione può essere definita come una reazione ad un evento
che ha componenti fisiologiche (ad esempio il battito cardiaco, la
sudorazione, ecc.), comportamentali (ad esempio la risata quando si
prova allegria) ed espressive (posizioni del corpo, espressioni facciali);
può essere positiva o negativa ed è caratterizzata da precisi substrati
neurali e chimici.
In generale e indipendentemente dalla connotazione positiva o negativa
dell’emozione possiamo individuare tre principali funzioni:
in primis predispongono l’individuo verso un certo insieme di possibili
comportamenti (ad esempio se ho paura posso scappare);
in secondo
luogo hanno una funzione di comunicazione sociale, ovvero permettono
di comunicare informazioni su di noi al nostro interlocutore o a chi
ci sta vicino (ad esempio, l'abbracciarsi per esprimere affetto);
infine aggiornano l’individuo stesso sui propri bisogni e obiettivi
e gli permettono di interpretare in base a ciò che prova situazioni
ed eventi utili o pericolosi (ad esempio se provo rabbia posso comprendere
che mi trovo in una situazione di ingiustizia).
Ecco quindi che anche le emozioni “cattive” hanno una loro utilità e possono essere
viste come difese, simili al dolore fisico: il nostro corpo è dotato
di recettori del dolore che ci segnalano situazioni pericolose (ad
esempio se inavvertitamente tocco l’interno del forno, sento dolore
e allontano immediatamente la mano: senza questi recettori lascerei
la mano e mi ustionerei in modo anche grave. Allo stesso modo la capacità
di provare ansia ci può proteggere da possibili pericoli. Svolgono
quindi una funzione di adattamento per la sopravvivenza
e per affrontare condizioni di avversità e di ostacolo. Se è vero,
comunque, che l’emozione negativa è inevitabile, normale e utile,
è anche vero che quando il dolore diventa eccessivo e pervasivo allora
è necessario intervenire cercando di capire il significato di questa
sofferenza.
Anche le emozioni positive ci segnalano che le esperienze
che stiamo vivendo sono favorevoli; inoltre permettono di ampliare
il repertorio delle potenzialità sia mentali che comportamentali e
pongono il soggetto che le prova in una sorta di circolo virtuoso
molto favorevole: chi è felice è più propositivo, ha più grinta, instaura
più facilmente relazioni interpersonali, ecc.
Le emozioni sono una parte centrale del lavoro con lo psicologo:
alcune patologie sono caratterizzate da un eccesso di emozione (la
tristezza nella depressione, la paura nelle fobie, ecc.), in altri
casi il problema è l’incapacità del soggetto a riconoscere e regolare
le emozioni (ad esempio in alcuni disturbo di personalità), in altri
casi ancora il soggetto è incapace di percepire, riconoscere e descrivere
le emozioni che prova (in una condizione particolare che viene definita
alessitimia).
Proviamo dunque ad ascoltare le nostre emozioni, sono preziose... ci danno molte informazioni utili!
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